Contro gli F-16 e i poligoni
La protesta contro il trasferimento degli aerei F-16 nella base di Gioia del Colle e la lotta contro l’installazione di un poligono di tiro nella Murgia barese, che coinvolse l’intera Conferenza Episcopale Pugliese.

Vescovo di Molfetta, presidente di Pax Christi dal 1985 al 1993. Il profeta della «chiesa del grembiule» e della convivialità delle differenze.
Antonio Bello nasce il 18 marzo 1935 ad Alessano, in provincia di Lecce. È ordinato vescovo il 30 ottobre 1982 e il 21 novembre dello stesso anno fa il suo ingresso nella diocesi di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi.
Il suo servizio ecclesiastico si caratterizza per il coraggio profetico con cui seppe indicare le strade per la costruzione di una pace che non sfuggisse alle ragioni della nonviolenza cristiana. Coniugava sempre la pace con il servizio e la solidarietà verso i più vulnerabili.
Membro dell’Ordine Francescano Secolare, seguiva il vangelo sine glossa, senza compromessi sulla verità. La sua spiritualità era «contemplattiva»: contemplazione e azione tenute insieme, radicate nella Parola di Dio.
Il 20 aprile 1993, dopo la missione di pace a Sarajevo di cui era stato ispiratore, un cancro lo ferma. Aveva 58 anni.
Non solo parole: prese di posizione precise, spesso scomode anche per la sua Chiesa.
La protesta contro il trasferimento degli aerei F-16 nella base di Gioia del Colle e la lotta contro l’installazione di un poligono di tiro nella Murgia barese, che coinvolse l’intera Conferenza Episcopale Pugliese.
Il cartello «Contro i mercanti di morte» portò nel 1990 all’approvazione della Legge 185 per il controllo democratico del commercio di armi italiane: una vittoria politica costruita dal basso.
Le sue prese di posizione sui conflitti armati del Golfo e dell’ex Jugoslavia, fino alla marcia dei cinquecento nonviolenti a Sarajevo del dicembre 1992, di cui fu ispiratore.
Accolse nella sua casa profughi e persone migranti albanesi e africane, testimoniando concretamente quella «convivialità delle differenze» che aveva teorizzato.
La sua visione si fondava su un’ecclesiologia radicata nel Vangelo del servizio e della pace. Per l’impegno che lo portava a toccare temi scottanti, don Tonino non fu sempre capito dalla sua Chiesa, che anzi gli creò qualche problema.
Il suo linguaggio assumeva tonalità poetiche e liriche: metafore, neologismi e giochi di parole quando parlava di pace. I poveri e gli operatori di pace lo hanno sempre considerato un testimone autentico.
Nel 2013 la Chiesa lo ha dichiarato venerabile, riconoscendone l’eroicità delle virtù.
Il modo migliore per ricordare don Tonino è continuare il cammino che ha aperto.